Maya | Delitti e Scirocco · Caso 05 — Finale di Stagione
Pizzica e veleno
una morte nel cuore della festa
Parte I
Centomila testimoni
«La Notte della Taranta è la notte più bella del Salento. Quella notte, però, qualcuno ha usato la musica per coprire un omicidio. E io ero lì. Sapevo che sarebbe successo qualcosa. Non sapevo che sarebbe successo a me.» — Maya Greco
Melpignano, mezzanotte meno venti.
Centomila persone che ballano sotto lo stesso cielo non fanno silenzio — fanno una specie di rumore cosmico, qualcosa che senti dentro le ossa prima ancora che nelle orecchie. Il tamburello scandisce un ritmo che non chiede il permesso al tuo corpo: lo prende e basta, lo porta con sé. Capisco perché i nostri avi ci vedevano qualcosa di soprannaturale. Certi suoni non vengono da questa terra.
Io non stavo ballando.
Stavo lavorando, con le spalle al palco e gli occhi sul pubblico, un microfono nell'orecchio e una tensione alle spalle che portavo da tre giorni. Dall'oliveto. Dal momento in cui avevo visto il mio nome su quello schermo. Avevo accettato l'incarico come consulente per la sicurezza dell'evento perché era un modo di stare in un posto affollato — un posto dove ucciderti sarebbe stato complicato.
Alle undici e quarantatré, nel brusio del mio auricolare, una voce disse:
«Maya. Camerino B. Veloce.»
Parte II
Il musicista e il silenzio
Nico Ferrante, trentasei anni, polistrumentista, voce solista del gruppo Radicamento — forse il progetto di world music salentina più rispettato dell'ultima decade — era seduto su una sedia di plastica nei camerini con la schiena al muro e gli occhi aperti verso il soffitto.
Non respirava.
Nessun segno esteriore di violenza. Nessuna ferita, nessun livido evidente. L'espressione — e qui il Salento mi tornò in mente con tutta la sua memoria — era quasi identica a quella di don Aurelio Cosimato nella sacrestia di Santa Croce. Una serenità che non era pace, ma assenza.
Veleno, di nuovo.
Lo trovai sotto il tavolo da trucco, tracciato con la cenere su un foglio di carta velina bianca, quasi invisibile.
Il cerchio. La croce asimmetrica. Le tre linee verticali.
Non provai né sorpresa né paura. Provai qualcosa di più preciso: la sensazione di essere arrivata esattamente dove qualcuno voleva che arrivassi.
Parte III
La pizzica come esorcismo
Il tarantismo insegna che il veleno si neutralizza con il ritmo.
Le tarantate venivano portate al centro della piazza, circondate dai musicisti, e lasciate ballare fino allo sfinimento. La comunità intera partecipava. La guarigione era collettiva o non era.
La Notte della Taranta è nata da questa tradizione. In trent'anni, da rito locale è diventata uno degli eventi folk più seguiti d'Europa. Centomila persone, telecamere, sponsor, diritti televisivi, marchette commerciali. Una macchina da milioni di euro che gira attorno a qualcosa di antico e fragile che non sempre riesce a sopravvivere all'abbraccio.
Nico Ferrante era uno di quelli che non ci stava. Tre mesi prima aveva rilasciato un'intervista in cui accusava un produttore discografico di aver acquisito i diritti di registrazione di tre canti tradizionali salentini — canti anonimi, patrimonio collettivo — pagando in modo opaco intermediari compiacenti e poi depositando i copyright a proprio nome.
La denuncia formale che Ferrante aveva preparato non era mai arrivata in Procura.
Adesso capivo perché.
Parte IV
Tre voci, un'orchestra sola
🎵 I tre sospetti
- Giorgio Lentini, 52 anni — Produttore discografico, fondatore di una etichetta con accordi di distribuzione con major europee. Aveva perso il contratto con Radicamento due anni prima. Movente troppo ovvio — forse.
- Salvatore Ingrosso, 34 anni — Ex percussionista di Radicamento, allontanato per «incompatibilità creativa» che copriva un furto di materiale inedito. Aveva suonato nella prima parte della serata con un altro gruppo. Aveva accesso ai camerini.
- Alessia Palmieri, 41 anni — Cantante folk, voce del progetto Terra Mia, concorrente diretta di Radicamento per i finanziamenti regionali alla musica tradizionale. Testimoni riferivano di una lite violenta tra lei e Ferrante due ore prima del concerto, nel backstage.
Tre persone con tre ragioni. Un solo simbolo di cenere sotto il tavolo.
L'organizzazione che stavo inseguendo da mesi non aveva un solo volto. Aveva bisogno di persone diverse in posti diversi, ciascuna con un motivo credibile e indipendente. Era la sua forza. Era anche la sua firma.
Parte V
La chiavetta e il nome
Tra gli effetti personali di Nico Ferrante c'era una chiavetta USB identica a quella di Stefano Lama. Stesso modello, stesso colore grigio opaco. Non era una coincidenza.
La aprii quella notte stessa, in macchina, con il portatile sulle ginocchia e il palco ancora che rimbombava in lontananza come se il Salento stesse ballando sopra i propri morti.
Quarantasette file audio. Registrazioni. Riunioni.
Le ascoltai per quattro ore, saltando avanti e indietro, cercando quello che sentivo avrebbe dovuto esserci. E c'era. Voci che discutevano di trasferimenti immobiliari. Di campioni di terreno. Di archivi da svuotare. Di un prelato che sapeva troppo. Di una masseria che andava bruciata. Di un biologo che andava fermato.
E poi, nell'ultima registrazione, una voce distorta, bassa, evidentemente modificata:
«Maya Greco sa dove cercare. È diventata un problema. Sistemiamola prima della Taranta.»
La Taranta era già finita.
Io ero ancora qui.
Chiusi il portatile. Rimasi ferma nel buio per qualche minuto, con il cuore che batteva a un ritmo che non era pizzica e non era paura — era qualcos'altro. Determinazione, forse. O rabbia fredda, che è la cosa più pericolosa che posso tirare fuori.
Poi aprii il telefono e chiamai l'unica persona di cui mi fidassi abbastanza.
«Ho i nomi» dissi, quando rispose. «Tutti.»
Epilogo
Fine della prima stagione
Il Salento ha il difetto di essere troppo bello per nascondere le cose brutte che ci succedono dentro.
La pietra leccese assorbe tutto — la luce, il calore, i segreti. Ma i segreti, a differenza della luce, non li restituisce la notte. Restano lì, murati dentro le facciate barocche, sepolti tra le radici degli ulivi, affogati nelle acque di Roca. Aspettano che qualcuno venga a scavarci dentro.
Per questo sono qui.
Torno tra un mese. Con i nomi. Con le prove.
Con la seconda stagione.
— Maya Greco
⭐ Fine Stagione 1
«Ho i nomi. Tutti. Tornate tra un mese.»
La Stagione 2 di Maya | Delitti e Scirocco è in produzione. Iscriviti per ricevere il primo capitolo in anteprima.
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